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Catarismo
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Il mwcqcatarismo è stato un mwcgmovimento ereticale cristiano, diffuso in diverse zone dell'mwcwEuropa (mwdaLinguadoca e mwdqOccitania in mwdgFrancia, mwdwItalia, mweaBosnia, mweqBulgaria e mwegimpero bizantino)cite-ref-piccinni-1-0[1] durante il mwfwMedioevo, attivo dal mwgaX al mwgqXIV secolo.cite-ref-piccinni-1-1[1]
I catari professavano una dottrina mwhwdualista che contrapponeva il bene spirituale al male materiale, rifiutando le ricchezze, la corruzione del clero e i sacramenti della Chiesa cattolica. Considerati mwiaeretici da Roma, furono duramente perseguitati, culminando con la mwiqcrociata albigese e l'mwigInquisizione, che portarono alla loro quasi totale estinzione.
Contents
• Origini
• Note
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Origini
Il termine deriva dal latino medievale mwjgcathărus (prestito dal greco καθαρός, «puro»), con il quale si autodefinirono per primi i seguaci del vescovo mwjwNovaziano elettosi antipapa nel mwka251; per questa ragione il termine mwkqkatharoi fu citato per la prima volta in un documento ufficiale della Chiesa Cristiana nei canoni del mwkgConcilio di Nicea del mwkw325. Una proposta mwlaetimologica medievale del termine «catari» (mwlqAlano di Lilla - 1200 circa), prevede che il termine derivi da un non attestato greco mwlgkatha (spurgo) o da una inconsueta grafia mwlwcathus per mwmacattus (gatto) in relazione alla presunta abitudine dei catari di adorare i gatti come incarnazione di mwmqLucifero.cite-ref-2[2]cite-ref-3[3]cite-ref-4[4]cite-ref-5[5]
Fu proprio per contenere l'estendersi del fenomeno cataro che, dopo infruttuosi tentativi da parte di alcuni legati papali, mwrgDomenico di Guzmán concepì un nuovo modo di predicazione: per combattere i Càtari bisognava usare i loro stessi principi, vale a dire, oltre alla predicazione, operare in povertà, umiltà e carità. Questa nuova formula portò Domenico, dieci anni più tardi, alla fondazione dell'mwrwordine domenicano.
Data l'inefficacia di questi interventi di tipo non violento, mwsqpapa Innocenzo III bandì contro di essi nel mwsg1208 una vera e propria mwswcrociata, la prima indetta da cristiani contro cristiani. L'errore fu, per i catari, riunirsi in chiese alla pari della chiesa di Roma. Nonostante questo, nel mwta1229 i catari dovettero istituire un quinto vescovado, dato l'aumento numerico dei fedeli. Per rimediare all'inefficacia religiosa della crociata e per debellare l'eresia catara fu appositamente creato da mwtqpapa Gregorio IX il Tribunale dell'mwtgInquisizione, che impiegò settant'anni ad estirpare il catarismo dal sud della Francia.
La dottrina dualistica
Il catarismo si diffuse nel mwvgbasso Medioevo, e in particolare tra il mwvw1150 e il mwwa1250. La dottrina dei catari mwwqdualista si fondava essenzialmente sul rapporto oppositivo tra materia e spirito e fu assimilata al suo apparire a quella del mwwgmanicheismo e dei mwwwBogomili dei mwxaBalcani: con questi ultimi in effetti aveva molti punti in comune. Le derivazioni manichee,cite-ref-cardini-6-0[6] mwyqpauliciane e bogomile dei catari erano forse giunte fino in Europa all'inizio del XII secolo, tramite l'mwygImpero bizantino e i Balcani o tramite i crociati e i pellegrini che tornavano dalla Terra Santa: i fedeli catari erano detti anche "bulgari".
Appoggiandosi ad alcuni passi del Vangelo, in particolare quelli in cui mwagGesù sottolinea l'irriducibile opposizione tra il Suo mwawRegno celeste e il regno di questo mwbamondo, i catari rifiutavano del tutto i beni materiali e tutte le espressioni della mwbqcarne. Professavano un mwbgdualismo in base al quale il Re d'mwbwamore (mwcaDio) e il re del mwcqmale (mwcgmwcwRex mundi) rivaleggiavano con pari dignità per il dominio delle anime umane; secondo i catari, Gesù avrebbe avuto solo in apparenza un corpo mortale (mwdadocetismo). Essi svilupparono così alcune opposizioni irriducibili, tra mwdqSpirito e mwdgMateria, tra mwdwLuce e mweaTenebra, tra mweqBene e mwegMale, all'interno delle quali tutto il creato diventava una sorta di grande tranello di mwewSatana (una sorta di Anti-Dio diverso dalla concezione cristiana) nel quale il Maligno irretiva lo spirito umano contro le sue inclinazioni rette verso lo Spirito e verso il Tutto. Lo stesso mwfaDio-creatore dell'mwfqAntico Testamento corrispondeva al dio malvagio, a Satana. Basandosi su questi principi rifiutavano di mangiare carne e uova e rinunciavano perfino al mwfgcoito: il sesso era infatti considerato cosa tanto malefica che perfino il matrimonio era per essi peccaminoso poiché serviva solo ad aumentare il numero degli schiavi di Satana.cite-ref-7[7]
Pur convinti della divinità di mwhaCristo, gli albigesi sostenevano che egli fosse apparso sulla Terra come un mwhqangelo (un mwhgmwhweone emanato dal Dio e dalla Luce) di sembianze umane (di natura angelica era considerata anche mwiaMaria), e accusavano la mwiqChiesa cattolica di essere al servizio di Satana, perché corrotta e attaccata ai beni materiali. Credendo nella deviazione dalla vera fede della Chiesa di Roma, i catari crearono una propria istituzione ecclesiastica, parallela a quella ufficiale presente sul territorio.
La convinzione che tutto il mondo materiale fosse opera del mwiwMale comportava il rifiuto del mwjabattesimo d'acqua, dell'mwjqeucaristia e del mwjgmatrimonio, suggellato dall'unione carnale. L'mwjwatto sessuale era da evitare in quanto responsabile della nascita di una persona considerata prigione per lo spirito. Allo stesso modo era proibito ogni alimento originato da un atto sessuale (carni di animali a sangue caldo, latte, uova), ad eccezione del mwkapesce, di cui in epoca medievale non era ancora conosciuta la mwkqriproduzione sessuale.
L'origine delle funzioni del corpo umano era per loro diabolica, in quanto esse sono connesse con la materia, donde l'affermazione dello storico dell'Inquisizione Henry Charles Lea, secondo il qualecite-ref-8[8]
«una vittoria dei càtari avrebbe riportato l'Europa ai tempi selvaggi primitivi.»
Era quindi proibito ai Catari collaborare in qualsiasi modo alla realizzazione di quelli che essi ritenevano i piani di Satana. La massima vittoria del Bene contro il Male era la mwmgmorte, che liberava lo spirito dalla materia, e la perfezione per il càtaro era raggiunta quando ci si lasciava morire di fame (mwmwmwnaendura)cite-ref-cardini-6-2[6].
A seconda del contenuto della fede professata, mwogIoan Petru Culianu distingue tra Catari “moderati” e “radicali”.cite-ref-9[9] Per i moderati il Diavolo non è creatore del mondo ma solo architetto, con il permesso di Dio; la loro dottrina deriva dal mwpwbogomilismo. I Catari radicali invece sostengono l’esistenza di due principi opposti, l’uno buono e l’altro cattivo, che hanno dato luogo a mondi distinti; le anime umane preesistono alla nascita, essendo anime di angeli decaduti imprigionate da Lucifero in corpi materiali, e destinate a mwqareincarnarsi fino alla liberazione; tale dottrina ha molte analogie con quella mwqqorigenista da cui in qualche modo deriverebbe. In Italia la maggiore chiesa di Catari radicali era quella degli “Albanesi” di Desenzano, il cui principale maestro era mwqgGiovanni di Lugio.
Struttura e aspetti liturgici
La propaganda catara ebbe una forte presa tra i ceti più umili, gli stessi che avevano fatto la forza dei mwrqpatarini, ma anche tra le élite nobili più acculturate, che proteggevano attivamente questo movimento ereticale. Essi attirarono nuovi adepti nel clima di delusione seguito alla mwrgriforma gregoriana, che aveva mancato di riformare la Chiesa secondo la povertà predicata da Cristo e ritenuta tipica del mwrwcristianesimo delle origini.
Le comunità di fedeli erano divise in mwsq"credenti" (simpatizzanti, non tenuti ad applicare tutte le norme della disciplina catara), che si chiamavano «Buoni Uomini», «Buone Donne» o «Buoni Cristiani» e quelli che per l'mwsgInquisizione erano i mwsw"perfetti", coloro cioè che praticavano la rinuncia ad ogni mwtaproprietà e vivevano unicamente di mwtqelemosina. Gli unici che potevano rivolgersi a Dio con la mwtgpreghiera erano i perfetti, mentre i semplici credenti potevano sperare di divenire perfetti con un lungo cammino di mwtwiniziazione, seguito dalla comunicazione dello mwuaSpirito Santo, il mwuqmwugconsolamentum, mediante l'imposizione delle mani. Questo era uno dei pochi mwuwsacramenti càtari, tra i quali vi era anche una sorta di mwvaconfessione collettiva periodica.
L'Uomo e la Donna costituiscono l'Essere Umano. Questo era il pensiero che animava la comunità catara e si rispecchia nel fatto che i cosiddetti "perfetti" potevano essere sia uomo che donna.
Dal punto di vista dell'organizzazione sociale:
«La
proprietà privata
era rifiutata come elemento del mondo materiale. I "perfetti" non potevano avere alcuna proprietà individuale. I catari godevano di una certa influenza negli ambienti più diversi, anche in quelli più elevati. Si narra che il conte
Raimondo VI di Tolosa
tenesse al suo seguito alcuni catari, dissimulati tra gli altri cortigiani, perché in caso di morte improvvisa gli potessero impartire la loro benedizione.»
(Tratto dal Capitolo II, Il socialismo nelle eresie, pp. 36-43, del volume Il Socialismo come fenomeno storico mondiale, di Igor Safarevic, presentazione di Aleksandr Isaevič Solženicyn, La Casa di Matriona, Milano 1980)
Crociata contro gli albigesi
Inizialmente la gerarchia cattolica tollerò l'eresia, cercando di contrastarla con la predicazione e l'educazione catechistica. I primi atti di repressione violenta furono invece praticati dal potere politico (re e feudatari) che tentarono di bloccare la diffusione dell'eresia che scardinava le basi sociali (famiglia e società civile) oltre che punire gli eretici violenti che devastavano chiese e monasteri creando grave disordine sociale. Il re di Francia mwygRoberto il Pio fu il primo sovrano a condannare a morte dei catari responsabili di violenze nel mwyw1017. Pochi anni dopo l'imperatore mwzaEnrico III fece impiccare alcuni eretici catari. Nei mwzqPaesi Bassi un tale mwzgTanchelmo di idee catare si circondò di tremila proseliti e portò scompiglio e devastazione in tutta la regione; la repressione condotta dal duca di Lorena fu terribile.cite-ref-10[10]
Il catarismo si diffuse in vaste regioni della Francia meridionale e dell'Italia settentrionale, con punte di elevata densità nella mw1aLinguadoca, nella mw1qProvenza e nella mw1gLombardia. Nel mw1wterzo Concilio Lateranense, convocato da mw2apapa Alessandro III a Roma nel marzo mw2q1179, venne condannato il catarismo; i Catari e i loro protettori furono colpiti da mw2ganatema, i loro beni confiscati e si invitarono i principi secolari a porre gli eretici nella debita soggezione, disponendo inoltre un'indulgenza biennale, o più ampia a discrezione dei vescovi, a beneficio di coloro che prendevano le armi contro i Catari, accusati di professare dottrine eterodosse e di sovvertire l'ordine sociale:cite-ref-aubert-11-0[11] «Ora in Guascogna, ad Albi, nella regione di Tolosa e in altri luoghi la maledetta perversità degli eretici, chiamati da alcuni Catari, da altri Patarini, Pubblicani e in altri modi ancora, ha talmente preso piede, che ormai non professano in segreto, come alcuni, la loro malvagia dottrina, ma proclamano pubblicamente il loro errore e si conquistano dei seguaci tra i semplici i deboli; ordiniamo che essi, i loro difensori e i loro protettori siano colpiti da anatema, proibiamo a chiunque di accoglierli nella propria casa o nelle proprie terre, di aiutarli di esercitare con essi il commercio. Se poi morissero con questo peccato, nessuno potrà richiamarsi a privilegi concessi da noi o invocare qualche indulto per offrire la messa in loro suffragio o ammetterli alla sepoltura cristiana».cite-ref-aubert-11-1[11] Dopo l'elezione al soglio pontificio di mw4wInnocenzo III, nel mw5a1198, la Chiesa reagì in modo violento e repressivo al diffondersi dell'eresia. Il Pontefice intervenne in Italia, ma soprattutto in Linguadoca.
Nel mw5g1200 affidò ad un legato di sua fiducia, mw5wRaniero da Ponza, la missione speciale della predica contro gli eretici nella Francia meridionale,cite-ref-12[12] nella mw7aContea di Tolosa (catari albigesi in Linguadoca e Provenza),cite-ref-13[13] incaricandolo di procedere contro i ribelli con la mw8qscomunica e l'mw8ginterdetto, ma con la possibilità di sciogliere dalla condanna i pentiti. Il Pontefice nutriva ancora la speranza di ottenere risultati positivi mediante l'intervento di questo cistercense, che aveva conosciuto direttamente il tormento e l'angoscia che caratterizzavano i movimenti ereticali. Raniero intervenne, ricorrendo a dure sanzioni: scomunica, esilio, confisca dei beni. Ma i Catari non si lasciarono convincere e persistettero nelle loro tesi gnostiche manichee, rifiutando ancora decisamente l'interpretazione cattolica delle scritture, i sacramenti ecclesiastici, la gerarchia e l'intero apparato dogmatico, rituale e organizzativo della mw8wChiesa romana.
Innocenzo III inviò ancora invano, nel mw9q1203, dei mw9glegati pontifici, con il compito di combattere l'eresia. L'uccisione nel 1208 del legato papale mw9wPietro di Castelnau, di cui furono incolpati i Catari, fu la scintilla che scatenò la cosiddetta mw-acrociata contro gli albigesi. Essa, che negli intenti doveva limitarsi ad una rappresaglia contro i nemici della Chiesa si trasformò in una lunga guerra di conquista da parte dei baroni francesi del Nord ai danni delle contee provenzalicite-ref-14[14]. La mw-qcrociata contro gli albigesi, che assunse la forma di un vero e proprio mw-ggenocidio, terminò nel 1229 con la sconfitta del Sud, con strascichi che si protrassero fino al 1244 con la caduta della mw-wroccaforte catara di mwaqaMontségur.
I massacri
Nello scontro tra eretici e anti-eretici si giunse a gravi fatti di sangue. La prima vittoria delle forze crociate fu la mwaqmpresa di Béziers. Nella difesa della città morirono insieme qualche migliaio di catari e di cattolici. I numeri del massacro, amplificati dalla propaganda anti-eretica, contribuirono a dare ai Crociati la fama di invincibili, spargendo terrore negli avversaricite-ref-15[15]. Secondo i legati papali furono massacrate circa mwaqg20 000 persone, mentre gli stessi crociati, al loro rientro dal massacro, affermarono di aver sterminato "almeno un milione di persone"cite-ref-16[16] sia cattolici che catari, oltre che ebrei, uomini, donne, bambini, anziani.
Le fonti coeve più importanti sulla crociata contro gli Albigesi sono la cronaca redatta di mwaq4Guillaume de Puylaurens e la mwaq8Historia albigensis del monaco mwaraPietro di Vaux de Cernay, che riferiscono il punto di vista dei crociati, e mwareLa Chanson de la Croisade albigeoise, che rispecchia invece i sentimenti degli abitanti della Francia meridionale. Quest'ultima fonte descrive in questi termini il massacro di mwarqMarmande del 1219:
«Corsero nella città [le armate dei cattolici], agitando spade affilate, e fu allora che cominciarono il massacro e lo spaventoso macello. Uomini e donne, baroni, dame, bimbi in fasce vennero tutti spogliati e depredati e passati a fil di spada. Il terreno era coperto di sangue, cervella, frammenti di carne, tronchi senza arti, braccia e gambe mozzate, corpi squartati o sfondati, fegati e cuori tagliati a pezzi o spiaccicati. Era come se fossero piovuti dal cielo. Il sangue scorreva dappertutto per le strade, nei campi, sulla riva del fiume.»
Il cronista mwarcabate cistercense mwargCesario di Heisterbach riportacite-ref-17[17] che - durante il mwar0massacro di Béziers - dei Catari trovarono rifugio con dei Cattolici in una chiesa. Secondo mwar4Pietro di Vaux de Cernay, nella chiesa Santa Maddalena erano presenti mwar87 000 persone che furono massacrate in quanto il mwasalegato pontificio mwaseArnaud Amaury, non potendo distinguere gli eretici ma risoluto a non porre fine al massacro, ordinò quindi:
(latino)
«Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius.»
(italiano)
«Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi.»
(cite-ref-18[18])
Lo storico mwasgJean Dumont ritiene che questa frase sia un falso basandosi su sue ricerche che smentirebbero anche la ricostruzione dei fatti fino ad ora tramandata: a Béziers non vi erano catari chiamati in quella regione albigesi, la crociata non sarebbe passata da Béziers e meno che mai sarebbero transitati dalla città «legati pontifici». Béziers sarebbe stata messa a sacco ma in anni precedenti la crociata contro gli albigesi e in un contesto del tutto differente che riguardava una guerra mwaskfeudale tra due famiglie della zona, del tutto priva di motivazioni religiose.cite-ref-19[19] Anche il saggista cattolico mwas4Vittorio Messori ha proposto una differente lettura dei fatti, riducendone l'effettiva dimensione e contestualizzandoli all'interno dei rapporti intercorsi tra i Catari e la Chiesa di Roma.cite-ref-20[20] Tale presa di posizione ha innescato una polemica con il filologo mwatmFrancesco Zambon.cite-ref-21[21]cite-ref-22[22]
L'ultima roccaforte dei catari, mwat0Montségur, fu espugnata nel 1244. L'antefatto fu il massacro di mwat4Avignonet, dove gli inquisitori mwat8Guglielmo Arnaud (frate Predicatore) e mwauaStefano da Saint-Thibéry (frate Minore), con il loro seguito, furono trucidati nei loro giaciglicite-ref-23[23] in una vera e propria operazione militare, in cui fu accusato di essere implicato anche il conte di Tolosa, mwauuRaimondo VII. Quando si diffuse la notizia che gli autori del complotto si erano rifugiati a Montségur, il concilio di Béziers decise di togliere quella fortezza ai catari. L'assedio iniziò nel marzo del 1243 e si protrasse per un anno, finché un traditore, forse per denaro, rivelò agli assedianti una via d'ascesa segreta a una torre poco sorvegliata. I crociati riuscirono a impadronirsene inducendo i difensori della fortezza alla resa. La guarnigione militare fu lasciata libera mentre i catari furono processati. I "perfetti" dovevano abiurare o salire sul rogo. Più di 200 persone furono arse vive il 14 marzo 1244 in una località che porta ancora il nome di mwauyPratz dels crematz (prato dei cremati).cite-ref-24[24]
Con l'unificazione della Francia meridionale sotto il controllo del re mwauwLuigi IX, venne meno la protezione dei feudatari locali nei confronti dei catari, che furono costretti alla clandestinità o alla fuga.
Nella seconda metà del XIII secolo la repressione colpì anche i catari presenti in Italia, fino ad allora protetti dall'imperatore mwau4Federico II in funzione anti-guelfa. Dopo la morte di Federico II e di mwau8Manfredi, con l'ascesa di mwavaCarlo d'Angiò e la sconfitta delle forze ghibelline, la presenza catara fu soffocata ad opera degli inquisitori in molte città italiane contemporaneamente: Viterbo, Orvieto, Firenze, Vicenza, Treviso, Milano. Esecuzioni di Catari si ebbero anche a mwaveConcorezzocite-ref-25[25] e a mwavyDesenzano nel mwavc1276 per mano degli mwavgScaligericite-ref-26[26]. Come nel 1233 quando furono arsi oltre 60 cittadini di alto livello membri del mwav0Movimento dell'Alleluia, forse in mwav4Piazza Bra, nel 1278, il 13 febbraio furono messi al rogo circa 170 tra uomini e donne all'interno dell'mwav8Arena.
Nei primi decenni del Trecento, in Italia come in Provenza, il Catarismo si estinsecite-ref-27[27].
I luoghi dei Catari
Verso la fine dell'XI secolo si diffusero nelle regioni della mwaxaLinguadoca-Rossiglione, dove insediarono delle chiese, ad mwaxeAlbi, mwaxiCarcassonne e mwaxmTolosa; quest'ultima si fece promotrice anche di un importante Concilio cataro, a Saint-Félix de Lauragais. Principali mwaxqcastelli catari nel Linguadoca-Rossiglione erano mwaxuMontségur, mwaxyPuivert, mwaxcPuilaurens, mwaxgQueribus, mwaxkPeyrepertuse e mwaxoLastours. È bene precisare che i ruderi dei castelli a noi pervenuti non appartengono alle originali costruzioni catare, ma sono ricostruzioni, ampiamente rimaneggiate, effettuate dalla Corona di Francia dopo il 1250 per difendere la zona dei Pirenei da possibili sconfinamenti dei regni spagnoli limitrofi.
Alla fine del mwaxwXII secolo la Francia non era la compagine statale che è attualmente: numerose regioni appartenevano all'mwax0Inghilterra, la mwax4Bretagna era un reame autonomo, la mwax8Provenza faceva parte del mwayaSacro Romano Impero Germanico. Parte delle regioni nelle quali era diffusa la mwayelingua occitana costituiva un insieme di feudi autonomi che per alcuni decenni (fra il mwayiXII e il mwaymXIII secolo) integrarono, insieme ai territori d'mwayqAragona, uno Stato economicamente prospero e forte, guidato dal re mwayuPietro II d'Aragona e appoggiato dalla mwayySanta Sede nella persona di mwaycpapa Innocenzo III.
La prematura scomparsa di Pietro, caduto in battaglia nel 1213 alle porte di mwaykTolosa dove si era schierato per difendere la Linguadoca assediata dai crociati, segnò l'apice della parabola del catarismo.
Il catarismo era diffuso anche a Firenze e nell'Italia settentrionale, dove nel '200, oltre a mwaysTreviso, aveva i suoi centri principali in Lombardia e in particolare a mwaywConcorezzo, mway0Desenzano del Garda e mway4Bagnolo San Vito (Mantova), ma anche a mway8Viterbo, a mwazaRimini ed mwazeOrvieto. Già nel 1028, l'arcivescovo di mwaziMilano catturò un'intera comunità eretica dualistica arroccatasi nelle Langhe, a mwazmMonforte d'Alba.
Nel mwazu1198, Innocenzo III dette istruzioni al suo legato in Lombardia di far prestare giuramento agli ufficiali municipali che non avrebbero ammesso eretici alle cariche pubbliche.
A Orvieto, nel mwazc1199, il papa inviò come podestà un giovane nobile romano, mwazgPietro Parenzo, gradito ai cattolici; ma la comunità catara non lo accettò e lo aggredì, lo trascinò fuori dalle mura e lo picchiò a morte. I Catari erano presenti anche a mwazkPiacenza, dove, nell'mwazoanno 1230, il podestà mwazsRaimondo Zoccola fu autore di una feroce repressione contro di loro, condannandone numerosi al rogo.
La comunità catara lombarda, assediata a mwaz0Sirmione, venne sterminata con un rogo collettivo nel mwaz41278, furono 166cite-ref-28[28] a essere bruciati tutti insieme nell'mwaamarena di Verona.cite-ref-29[29]
Il catarismo era diffuso anche nei mwaakBalcani specialmente in mwaaoBosnia e mwaasDalmazia. Il mwaawbano mwaa0Kulin, vassallo del mwaa4re d'Ungheria, mwaa8Emerico, si convertì al catarismo verso la fine del XII secolo. Nel mwaba1200 mwabepapa Innocenzo III fece pressione su Emerico affinché ordinasse a Kulin di perseguitare gli eretici ed in caso di rifiuto prendesse possesso dei domini di Kulin. Benché Kulin si fosse arreso, nel mwabi1202, ad una missione papale, il catarismo, come avrebbe in seguito riconosciuto mwabmpapa Onorio III, non venne estirpato tra gli slavi del sud.
Poesia e catarismo
Come molte fonti storiche testimoniano, e come molti studiosi della poesia trovadorica e del movimento cataro scrivono,cite-ref-30[30] vi è una perfetta coincidenza cronologica e geografica fra la diffusione della mwadmpoesia trobadorica e quella della religione catara. Ciò avviene in un'area geografica che comprende la mwadqLinguadoca, parte del mwaduQuercy, del mwadyLimosino e del mwadcPérigord, l'intera regione dei mwadgPirenei e le terre di mwadkMinerve, dove appunto trovatori e trovatrici, sacerdotesse e sacerdoti catari, vissero nelle stesse corti, nelle stesse città.
Uno dei più conosciuti e famosi trovatori, mwadsPeire Vidal, ci racconta appunto che le più belle dame appartenenti alla società raffinata dell'mwadwamor cortese vivevano là dove l'eresia catara aveva il suo epicentro, e loro stesse erano interessate all'eresia. E possiamo parlare ad esempio del borgo di mwad0Fanjeaux che Peire Vidal descrive come un “paradiso cortese” nel suo poema mwad4Mos cors s'alegr'e s'ejau, uno dei più importanti centri dell'eresia catara. Peire Vidal lo troviamo ancora nei castelli di Lastours, a Cabaret soprattutto, dove si era innamorato follemente di Louba, là cioè dove sacerdotesse e sacerdoti catari vivevano e predicavano liberamente e dai signori di quei feudi erano protetti e aiutati nell'organizzare case di insegnamento cataro; ma esistono luoghi ancora più conosciuti in cui trovatori e catari si trovavano a percorrere le stesse strade e a frequentare gli stessi palazzi o castelli, come nelle città di mwad8Tolosa, mwaeaCarcassonne, mwaeeFoix. A Tolosa Raimon VI, signore della contea, uomo erudito e amante della poesia, venne persino mwaemscomunicato per la sua simpatia e protezione del movimento cataro. A volte nobiluomini ospitavano i trovatori e proteggevano i catari, e spesso accadeva a costoro che la propria figlia, o la propria madre, o ancor di più la propria moglie abbracciasse la fede catara fino al divenire essa stessa sacerdotessa: è il caso della contessa di Foix, Philippa, divenuta sacerdotessa, o quello della figlia, della madre e della moglie di Pierre Rogier de Mirepoix.
Tra i vari castelli che ospitarono trovatori di grande fama, come Vidal, Gui de Cavallion, Daniel, mwaeyPeire Raimon de Tolosa, de Peguilhan, e al tempo stesso ospitarono, proteggendoli, sacerdoti catari, spiccava il mwaeccastello di Puivert, il più noto dal punto di vista delle feste musicali.
Ciò che cantavano i trovatori era l'amore cortese, ossia un amore sensuale e spesso erotico, un amore sempre mwaekadulterino, non era affine in un certo senso a ciò che predicavano i sacerdoti catari, ovvero l'amore verso il Dio della Luce, il Dio Buono: i due mondi mai coincidevano ma, al tempo stesso, spesso si intrecciavano anche se, come suggerirono mwaeoSimone Weil e mwaesDéodat Roché, nelle poesie trobadoriche potrebbe essere rintracciata un'ispirazione di matrice mwaewplatonica, tipica di un poetare mistico e collegato alla religione catara.
Nel momento in cui la Chiesa di Roma attaccò militarmente le ricche terre dell'Occitania, non solo per distruggere l'eresia catara, ma anche per impadronirsi, insieme al regno di Francia, di quelle fertili e ricche terre, nella poesia politica, ossia nel mwae4sirventese, i due mondi letterario e religioso si incontrano quasi divenendo coincidenti. Se sono infatti pochi in realtà i trovatori che hanno abbracciato la fede catara (fra questi sicuramente Bernard Mir, Pierre Roger de Mirepoix, Guilhem de Durfort), sono invece molti quei poeti del Sud che attraverso i loro scritti si sono scagliati contro la Chiesa di Roma e contro l'invasore francese, portando avanti le stesse accuse che la Chiesa dei catari rivolgeva alla Chiesa di Roma. Fra questi trovatori vi sono poeti che già in vita furono molto famosi e molto apprezzati, come mwafiCardenal e Montanhagol. Il primo, ad esempio, scrisse il sirventese mwafqAb votz d'angel lengu'esperta denunciando le azioni violente e corrotte dei mwafudomenicani; il secondo ancor più duramente definì i membri del clero cattolico "assassini" e "lupi rapaci" nel suo sirventese mwafyLi clerc si fan pastor. Questo sirventese contiene parole che corrispondono esattamente al trattato originale cataro mwafcLa Glesia de Dio. Quello che forse è il sirventese più duro mai scritto contro la Chiesa di Roma e di cui ancora nei libri dell'mwafgInquisizione si parla fu mwafkD'un sirventes far en est son que m'agenssa, scritto da mwafoGuilhem Figueira: nel verbale di un processo per eresia del mwafs1274 si legge che un mercante di Tolosa di nome Raimon Baranhon fu capace di recitare a memoria la prima strofa di tale componimento.
mwaf0Cadenet, il trovatore di origine provenzale, visse nella casa di uno dei grandi vassalli del conte Raimon di Tolosa, ossia il nobile Guilham de Lanta, la cui famiglia è conosciuta nella storia occitana come una delle più note e attive facenti parte del movimento cataro; una famiglia anche nota poiché molti dei suoi componenti, soprattutto di sesso femminile, finirono la loro vita sui roghi innalzati dall'Inquisizione. Oppure il poeta mwaf4Raimon de Miraval, cavaliere e piccolo feudatario delle terre del Carcassès, faceva parte della nobiltà occitana, largamente compromessa nel sostegno e nella protezione del movimento cataro; la medesima società che finanziava e ospita i trovatori, che organizzava feste e commissionava ai poeti canzoni d'amore per segrete amanti. E come si afferma nella prima parte della mwaf8Canzone della crociata scritta dal chierico cattolico Guilhem de Tudela (assolutamente convinto della necessità di sterminare i catari), anche i nobili e i signori dell'Occitania sono coinvolti loro malgrado nella lotta contro gli eretici. Non sono quindi solo i catari a subire il ferro e fuoco del nemico francese e cattolico, ma anche tutti quei feudi e quelle città dove in piena libertà pochi anni prima i catari predicavano, i trovatori cantavano storie d'amore, gli ebrei insegnavano nelle università, i musulmani lavoravano in pace e le donne erano libere di partecipare anche a discussioni di carattere politico, o scegliere persino il proprio stile di vita e il proprio amante. Una simile società dei feudi e dei liberi comuni, che per alcuni aspetti è stata definita pre-rinascimentale, una volta sottoposta a più di 15 anni di guerre, a molti più anni di terribile Inquisizione, a roghi, torture, imprigionamenti, e ad altre atrocità, vide in breve tempo spegnersi il fior fiore del movimento trobadorico, dato che nessuna libertà era più concessa, come quella di cantare amori adulterini, o di spendere denaro per la bellezza, venendo questo impiegato per le armi e la difesa.
Riferimenti letterari
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• Il romanzo storico mwaheIl Libro Segreto di Jordan Viach, di mwahiDaniele Garella (membro del Centre d’Étude Cathares di Carcassonne) è ambientato nel XIII secolo, durante le crociate bandite da Papato e Regno di Francia contro la Chiesa dei Catari e i territori dell’Occitania, un periodo drammatico e poco noto, ricostruito con rigore e precisione storica: date, luoghi, eventi e figure reali sono ricostruiti con precisione storica. Solo il protagonista, Jordan Viach, è frutto della fantasia dell’autore. Viach, un “Siddharta medievale”, attraversa quel tempo oscuro con uno sguardo interiore, spirituale, iniziatico ed è testimone della tragica sorte del Catarismo, un’eresia brutalmente repressa.cite-ref-32[32]
Note
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Voci correlate
• mwa30Albigesi
• mwa38Basso Medioevo
• mwa4eBogomili
• mwa4mCastelli catari
• mwa4uConsolamentum
• mwa4cFolchetto di Marsiglia
• mwa4kInquisizione
• mwa4sL'eresia catara
• mwa40Martino di Campitello
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Collegamenti esterni
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